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Marino · Roma · IT

Dal 1981 / Creation Art 2000

Serie TV · 2019

Il nome della Rosa

L'abbazia di Umberto Eco ricostruita su quattromila metri quadrati a Cinecittà. La biblioteca, in due copie: una si poteva incendiare.

Storia
John Turturro nei panni di Guglielmo da Baskerville e Damian Hardung nei panni di Adso, circondati da monaci e da cavalieri armati con cotte di maglia. La sala ha pareti coperte di pitture parietali medievali, arazzi rossi
Guglielmo e Adso fra monaci e cavalieri
Guglielmo (Turturro) in penombra fra i confratelli, illuminato da una luce calda da candela. Atmosfera caravaggesca, set in chiaroscuro
La sala del capitolo, in chiaroscuro
Quattro personaggi monastici della serie — Bernardo Gui, Severino, Guglielmo, Adso — in fila contro la parete affrescata della cappella, vetrata policroma a destra, candelabro acceso
La cappella affrescata, ad altezza ritratto
Vista grandangolare del backlot esterno: cantiere su terreno aperto con campanile dell'abbazia ancora a metà costruzione, gru, edifici monastici, ponteggi. Cielo azzurro con nuvole bianche
Il backlot, 4.000 m² a Cinecittà
Una colonna gemellata in pietra finta scolpita a tutta altezza nel teatro di posa, capitelli a foglie d'acanto, base a doppio bulbo, ponteggi sullo sfondo
Una colonna gemellata, scolpita
Trifora gotica con tre archi a tutto sesto e oculo centrale, colonnine in pietra finta scolpite, mura in pietra a vista. Vano interno dell'abbazia in lavorazione
La trifora del chiostro

Dietro le quinte

L'abbazia che
non era mai esistita.

L'abbazia di Eco è un luogo letterario: nessun monastero benedettino italiano corrisponde alla mappa che il romanzo descrive. Per la serie, la produzione decide di costruire l'abbazia ex novo a Cinecittà, combinando due livelli: un backlot esterno con mura, torri e ingressi visti da fuori, e tre teatri di posa interni con chiostro, sale, biblioteca, celle e scriptorium. Creation Art lavora alle scenografie nel corso del 2017, in tempo per le riprese del 2018. Per gli esterni naturali — il borgo, le strade, il monastero in lontananza — la troupe gira in Abruzzo (Roccascalegna, Eremo di Santo Spirito a Majella), Umbria (Perugia, Bevagna, Montelabate) e Lazio (Vulci, Manziana, Torri in Sabina).

Vista d'insieme del set interno dell'abbazia in costruzione: muri in pietra mista, colonne gemellate, archi a tutto sesto, ponteggi a destra, secchi di malta blu in primo piano
La sala capitolare in costruzione, teatro di posa Cinecittà, 15 dicembre 2017.

Il backlot esterno

Sul backlot a cielo aperto si costruisce l'esterno dell'abbazia: torri di avvistamento, campanile, mura di cinta, edifici monastici a più livelli. Le strutture sono in muratura leggera patinata a pietra antica, montate su una griglia di ponteggi e legni per dare profondità al colpo d'occhio. Fra una struttura e l'altra, il cantiere di gru e il magazzino dei pezzi modulari. Visto dall'aereo è un piccolo borgo medievale italiano.

Gli interni in studio

Nei tre teatri di posa interni si ricostruisce tutta l'abbazia abitata: il chiostro con colonnine gemellate, la sala del capitolo con archi a tutto sesto, le celle dei monaci, lo scriptorium, la cappella affrescata. Colonne in finta pietra scolpite a misura, trifore gotiche con oculo centrale, bifore con colonnine annodate, portali ad arco con cornici. È la grammatica romanico-cluniacense, pietra dopo pietra, dentro un capannone industriale.

La biblioteca, due volte

"L'incendio dell'Aedificium" è la scena chiave del romanzo: la biblioteca segreta di Jorge da Burgos brucia, con dentro l'unica copia rimasta della Poetica di Aristotele dedicata alla commedia. Per girare quella scena, la biblioteca viene ricostruita due volte: la prima per le riprese normali (scaffali, manoscritti, candelabri), la seconda in materiali ignifughi identici alla prima nei profili, da incendiare per davvero senza rovinare il set "vivo". È il livello di lavorazione che si vede su Game of Thrones, applicato a una fiction italiana.

4.000 metri quadrati di backlot · tre teatri di posa Cinecittà
132 paesi di distribuzione · seconda fiction italiana più venduta nel mondo
26 M€ budget di produzione · coproduzione internazionale Rai · 11 Marzo · Palomar · Tele München
Muratura esterna in pietra finta in lavorazione, ponteggi di legno per le formature di finestre ad arco, mura bianche al sole
Le finestre, in formatura. I ponteggi di legno disegnano le sagome degli archi prima che la pietra finta li chiuda.
Portale ad arco a tutto sesto interno con muratura in pietra a vista e croci scolpite simmetriche sui due lati. Cartello rosso 'VIETATO FUMARE' affisso sopra la porta
L'ingresso del chiostro. Pietra a vista, croci scolpite e — sopra la porta — il cartello "vietato fumare" del teatro di posa.
Bifore con colonnine annodate in finta pietra, archi a tutto sesto, mura intonacate a bianco, ponteggio a destra
Le bifore con colonnine annodate. Cifra romanica classica, scolpita pezzo per pezzo in laboratorio.
Vista del backlot esterno: pareti di pietra dell'abbazia, portale a tutto sesto in pietra bianca, muletto in primo piano davanti al portale, ponteggi sullo sfondo
Una porta dell'abbazia esterna, vista dal piazzale di servizio.
Un portale ad arco a tutto sesto in finta pietra, completato in studio: cornice gialla in pietra finta, parete di pietra a vista, ponteggio a destra. Set di interno abbazia in costruzione.
Il portale, in studio
Quattro monaci nei panni di Bernardo Gui, Severino, Guglielmo da Baskerville e Adso, in un interno di cappella con pareti coperte di affreschi figurativi, vetrate policrome a destra, candela accesa.
Gli stessi muri, sullo schermo
Primo piano di Guglielmo (John Turturro) con il cappuccio del saio francescano alzato e Adso (Damian Hardung) alle sue spalle. Sullo sfondo affreschi medievali a colori caldi.
Guglielmo e Adso, fra gli affreschi

Ci siamo presi qualche libertà per l'abbazia:
l'abbiamo resa meno aspra, attingendo
a un gotico ricco e maturo.

Giacomo Battiato, regista ANSA · 1 marzo 2019

Scheda tecnica

Otto episodi, una stagione

Il nome della Rosa di Giacomo Battiato è una miniserie in 8 episodi, in onda su Rai 1 dal 4 marzo 2019 per quattro serate. Ogni puntata dura tra 49 e 56 minuti. La serializzazione restituisce al romanzo di Eco gli spazi della digressione — gli affreschi, le discussioni teologiche, i ritratti di monaci — che il film di Annaud del 1986 aveva dovuto comprimere in due ore di pellicola.

Quattromila metri quadrati di abbazia

La produzione apre tre teatri di posa negli Studi di Cinecittà e un backlot esterno di oltre 4.000 m². Sui teatri di posa vengono ricostruiti chiostro, chiesa, sala del capitolo, refettorio, scriptorium, celle, infermeria, forge, dormitori, scuderie. Sul backlot, l'esterno dell'abbazia visto da fuori: torri, mura, ingressi, campanile. Tutto in vetroresina, polistirene scolpito e malte fibrate, patinato a pietra antica.

Centotrentadue paesi nel mondo

Il nome della Rosa viene venduta in 132 paesi — più di qualunque altra fiction italiana del decennio dopo Gomorra. Nelle principali emittenti internazionali: BBC Two nel Regno Unito, SundanceTV negli Stati Uniti, Sky Deutschland in Germania, OCS in Francia, SBS in Australia, KBS 1TV in Corea del Sud. È la conferma che un'abbazia ricostruita a Cinecittà può raccontare il Medioevo al mondo intero meglio di molti castelli veri filmati in giro.

Ventisei milioni di budget

Il nome della Rosa ha un budget di 26 milioni di euro, finanziato dalla coproduzione fra Rai Fiction, 11 Marzo Film, Palomar di Carlo Degli Esposti e Tele München Group. È uno dei budget più alti mai investiti in una serie originale Rai. Per le scenografie, la sua firma è quella di Francesco Frigeri — production designer che vincerà il Globo d'Oro 2019 per la Miglior Scenografia proprio per quest'abbazia.

Tutti i dati di produzione
Tipologia
Serie televisiva · miniserie in 8 episodi · drammatico/thriller storico
Titolo internazionale
The Name of the Rose
Tratto da
"Il nome della rosa" di Umberto Eco (Bompiani, 1980)
Regia
Giacomo Battiato
Sceneggiatura
Andrea Porporati · Nigel Williams · John Turturro · Giacomo Battiato
Production designer
Francesco Frigeri (Globo d'Oro 2019 · Miglior Scenografia)
Cast principale
John Turturro (Guglielmo da Baskerville) · Damian Hardung (Adso da Melk) · Rupert Everett (Bernardo Gui) · Michael Emerson (Jorge da Burgos) · Greta Scarano (Anna)
Produzione
Rai Fiction · 11 Marzo Film · Palomar (Carlo Degli Esposti) · Tele München Group
Prima messa in onda
Rai 1 · 4 marzo 2019 (4 serate · 8 episodi)
Distribuzione internazionale
BBC Two (UK) · SundanceTV (USA) · Sky Deutschland (Germania) · OCS (Francia) · SBS (Australia) · KBS 1TV (Corea del Sud) · venduta in 132 paesi
Durata episodi
49–56 minuti per puntata
Budget
26 milioni di euro
Location interni
Studi di Cinecittà, Roma · backlot esterno + tre teatri di posa, oltre 4.000 m²
Location esterni
Abruzzo (Gole di Fara San Martino, Roccamorice, Eremo di Santo Spirito a Majella, Roccascalegna) · Umbria (Perugia, Bevagna, Abbazia di Montelabate) · Lazio (Vulci, Tuscolo, Bracciano-Martignano-Manziana, Torri in Sabina)
Il nostro ruolo
Realizzazione delle scenografie cinematografiche in vetroresina, polistirene scolpito e malta fibrata per il backlot esterno e i tre teatri di posa: torri, mura e campanile dell'abbazia, chiostro con colonnine gemellate, sala del capitolo, refettorio, scriptorium, cappella, celle dei monaci, portali ad arco a tutto sesto, bifore e trifore con colonnine annodate. Lavorazione 2017, in tempo per le riprese del 2018.
La biblioteca-labirinto
Ricostruita in doppia copia: una versione normale e una in materiali ignifughi identica nei profili, per girare la scena dell'incendio finale dell'Aedificium senza compromettere il set vivo.
Curiosità
Umberto Eco si è spento nel febbraio 2016: non vide mai questo adattamento del suo romanzo.
Vita seconda
Set abbaziale smontato dopo le riprese · alcune scolpiture (capitelli, bifore, portali) conservate nei nostri laboratori per archivio scuola medievale

Vita seconda

L'Aedificium bruciato,
l'archivio restato.

La serie Il nome della Rosa di Giacomo Battiato esce nel 2019 in onda Rai/Sky con grande seguito internazionale. Le scenografie a cielo aperto dell'abbazia, gli interni del teatro di posa di Cinecittà, la biblioteca-labirinto in doppia copia (una normale e una ignifuga identica per la scena dell'incendio finale) sono state smontate dopo le riprese.

Alcune scolpiture più curate — capitelli, bifore con colonnine annodate, portali ad arco a tutto sesto in finta pietra patinata — sono rientrate nei nostri laboratori come archivio di scuola scenografica medievale. La grammatica del romanico-gotico nordeuropeo torna in ogni nostra commissione di film o serie ambientata fra l'XI e il XIV secolo.

Umberto Eco si è spento nel febbraio 2016 — non ha mai visto questo adattamento del suo romanzo. La serie è di fatto un omaggio postumo al suo lavoro narrativo, costruito con la stessa pazienza filologica con cui Eco aveva costruito il libro nel 1980.