Serie TV · 2019
Il nome della Rosa
L'abbazia di Umberto Eco ricostruita su quattromila metri quadrati a Cinecittà. La biblioteca, in due copie: una si poteva incendiare.
Dietro le quinte
L'abbazia che
non era mai esistita.
L'abbazia di Eco è un luogo letterario: nessun monastero benedettino italiano corrisponde alla mappa che il romanzo descrive. Per la serie, la produzione decide di costruire l'abbazia ex novo a Cinecittà, combinando due livelli: un backlot esterno con mura, torri e ingressi visti da fuori, e tre teatri di posa interni con chiostro, sale, biblioteca, celle e scriptorium. Creation Art lavora alle scenografie nel corso del 2017, in tempo per le riprese del 2018. Per gli esterni naturali — il borgo, le strade, il monastero in lontananza — la troupe gira in Abruzzo (Roccascalegna, Eremo di Santo Spirito a Majella), Umbria (Perugia, Bevagna, Montelabate) e Lazio (Vulci, Manziana, Torri in Sabina).
Il backlot esterno
Sul backlot a cielo aperto si costruisce l'esterno dell'abbazia: torri di avvistamento, campanile, mura di cinta, edifici monastici a più livelli. Le strutture sono in muratura leggera patinata a pietra antica, montate su una griglia di ponteggi e legni per dare profondità al colpo d'occhio. Fra una struttura e l'altra, il cantiere di gru e il magazzino dei pezzi modulari. Visto dall'aereo è un piccolo borgo medievale italiano.
Gli interni in studio
Nei tre teatri di posa interni si ricostruisce tutta l'abbazia abitata: il chiostro con colonnine gemellate, la sala del capitolo con archi a tutto sesto, le celle dei monaci, lo scriptorium, la cappella affrescata. Colonne in finta pietra scolpite a misura, trifore gotiche con oculo centrale, bifore con colonnine annodate, portali ad arco con cornici. È la grammatica romanico-cluniacense, pietra dopo pietra, dentro un capannone industriale.
La biblioteca, due volte
"L'incendio dell'Aedificium" è la scena chiave del romanzo: la biblioteca segreta di Jorge da Burgos brucia, con dentro l'unica copia rimasta della Poetica di Aristotele dedicata alla commedia. Per girare quella scena, la biblioteca viene ricostruita due volte: la prima per le riprese normali (scaffali, manoscritti, candelabri), la seconda in materiali ignifughi identici alla prima nei profili, da incendiare per davvero senza rovinare il set "vivo". È il livello di lavorazione che si vede su Game of Thrones, applicato a una fiction italiana.
Ci siamo presi qualche libertà per l'abbazia:
l'abbiamo resa meno aspra, attingendo
a un gotico ricco e maturo.
Scheda tecnica
Otto episodi, una stagione
Il nome della Rosa di Giacomo Battiato è una miniserie in 8 episodi, in onda su Rai 1 dal 4 marzo 2019 per quattro serate. Ogni puntata dura tra 49 e 56 minuti. La serializzazione restituisce al romanzo di Eco gli spazi della digressione — gli affreschi, le discussioni teologiche, i ritratti di monaci — che il film di Annaud del 1986 aveva dovuto comprimere in due ore di pellicola.
Quattromila metri quadrati di abbazia
La produzione apre tre teatri di posa negli Studi di Cinecittà e un backlot esterno di oltre 4.000 m². Sui teatri di posa vengono ricostruiti chiostro, chiesa, sala del capitolo, refettorio, scriptorium, celle, infermeria, forge, dormitori, scuderie. Sul backlot, l'esterno dell'abbazia visto da fuori: torri, mura, ingressi, campanile. Tutto in vetroresina, polistirene scolpito e malte fibrate, patinato a pietra antica.
Centotrentadue paesi nel mondo
Il nome della Rosa viene venduta in 132 paesi — più di qualunque altra fiction italiana del decennio dopo Gomorra. Nelle principali emittenti internazionali: BBC Two nel Regno Unito, SundanceTV negli Stati Uniti, Sky Deutschland in Germania, OCS in Francia, SBS in Australia, KBS 1TV in Corea del Sud. È la conferma che un'abbazia ricostruita a Cinecittà può raccontare il Medioevo al mondo intero meglio di molti castelli veri filmati in giro.
Ventisei milioni di budget
Il nome della Rosa ha un budget di 26 milioni di euro, finanziato dalla coproduzione fra Rai Fiction, 11 Marzo Film, Palomar di Carlo Degli Esposti e Tele München Group. È uno dei budget più alti mai investiti in una serie originale Rai. Per le scenografie, la sua firma è quella di Francesco Frigeri — production designer che vincerà il Globo d'Oro 2019 per la Miglior Scenografia proprio per quest'abbazia.
Tutti i dati di produzione
- Tipologia
- Serie televisiva · miniserie in 8 episodi · drammatico/thriller storico
- Titolo internazionale
- The Name of the Rose
- Tratto da
- "Il nome della rosa" di Umberto Eco (Bompiani, 1980)
- Regia
- Giacomo Battiato
- Sceneggiatura
- Andrea Porporati · Nigel Williams · John Turturro · Giacomo Battiato
- Production designer
- Francesco Frigeri (Globo d'Oro 2019 · Miglior Scenografia)
- Cast principale
- John Turturro (Guglielmo da Baskerville) · Damian Hardung (Adso da Melk) · Rupert Everett (Bernardo Gui) · Michael Emerson (Jorge da Burgos) · Greta Scarano (Anna)
- Produzione
- Rai Fiction · 11 Marzo Film · Palomar (Carlo Degli Esposti) · Tele München Group
- Prima messa in onda
- Rai 1 · 4 marzo 2019 (4 serate · 8 episodi)
- Distribuzione internazionale
- BBC Two (UK) · SundanceTV (USA) · Sky Deutschland (Germania) · OCS (Francia) · SBS (Australia) · KBS 1TV (Corea del Sud) · venduta in 132 paesi
- Durata episodi
- 49–56 minuti per puntata
- Budget
- 26 milioni di euro
- Location interni
- Studi di Cinecittà, Roma · backlot esterno + tre teatri di posa, oltre 4.000 m²
- Location esterni
- Abruzzo (Gole di Fara San Martino, Roccamorice, Eremo di Santo Spirito a Majella, Roccascalegna) · Umbria (Perugia, Bevagna, Abbazia di Montelabate) · Lazio (Vulci, Tuscolo, Bracciano-Martignano-Manziana, Torri in Sabina)
- Il nostro ruolo
- Realizzazione delle scenografie cinematografiche in vetroresina, polistirene scolpito e malta fibrata per il backlot esterno e i tre teatri di posa: torri, mura e campanile dell'abbazia, chiostro con colonnine gemellate, sala del capitolo, refettorio, scriptorium, cappella, celle dei monaci, portali ad arco a tutto sesto, bifore e trifore con colonnine annodate. Lavorazione 2017, in tempo per le riprese del 2018.
- La biblioteca-labirinto
- Ricostruita in doppia copia: una versione normale e una in materiali ignifughi identica nei profili, per girare la scena dell'incendio finale dell'Aedificium senza compromettere il set vivo.
- Curiosità
- Umberto Eco si è spento nel febbraio 2016: non vide mai questo adattamento del suo romanzo.
- Vita seconda
- Set abbaziale smontato dopo le riprese · alcune scolpiture (capitelli, bifore, portali) conservate nei nostri laboratori per archivio scuola medievale
Vita seconda
L'Aedificium bruciato,
l'archivio restato.
La serie Il nome della Rosa di Giacomo Battiato esce nel 2019 in onda Rai/Sky con grande seguito internazionale. Le scenografie a cielo aperto dell'abbazia, gli interni del teatro di posa di Cinecittà, la biblioteca-labirinto in doppia copia (una normale e una ignifuga identica per la scena dell'incendio finale) sono state smontate dopo le riprese.
Alcune scolpiture più curate — capitelli, bifore con colonnine annodate, portali ad arco a tutto sesto in finta pietra patinata — sono rientrate nei nostri laboratori come archivio di scuola scenografica medievale. La grammatica del romanico-gotico nordeuropeo torna in ogni nostra commissione di film o serie ambientata fra l'XI e il XIV secolo.
Umberto Eco si è spento nel febbraio 2016 — non ha mai visto questo adattamento del suo romanzo. La serie è di fatto un omaggio postumo al suo lavoro narrativo, costruito con la stessa pazienza filologica con cui Eco aveva costruito il libro nel 1980.